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SIETE IN
SUD
Storia d’’o Sud
Storie, strumenti, mondi, culture, diritti, idee, ideali….
La serpe a Carulina:
Canzone-parodia su un’aria settecentesca. Vi si rimproverano alla regina Carolina di Borbone la sua ingerenza negli affari politici e di suoi numerosi amanti. E’ denunciata anche una diffusa credenza popolare secondo cui la stessa regina avrebbe fatto avvelenare il principe di Caramanico, suo ex amante, per rimpiazzarlo con Lord Acton, nuovo favorito
In galera li panettieri:
Canto in forma di villanella, nato inseguito ad una famosa serrata di panettieri avvenuta nel 1570 per la richiesta non accolta del viceré di aumentare il prezzo del pane
E tecchete:
Da “Tommaso d’Amalfi” di E. De Filippo, versi che sanno esprimere la protesta determinata e consapevole.
Canto dei Sanfedisti:
Violento canti antigiacobino intonato nel 1799 dalle bande realiste organizzate dal Cardinale Ruffo.
E’ possibile attraverso questo canto individuare la non partecipazione popolare ai fatti storici che portarono alla Repubblica Partenopea. In esso si rievocano gli episodi più clamorosi del 1799: dall’impiccagione di Eleonora Pimentel de Fonseca, alla finta maternità di Luisa Sanfelice.
Vulesse addeventare nu brigante:
In risposta alla dittatura del Generale Garibaldi sotto il Regno di Vittorio Emanuele nacque il sanguinoso fenomeno del brigantaggio.
Brigante se more:
E’ l’inno alla rivolta armata di chi ha perso tutti i diritti e subisce nella miseria la prepotenza dei signori.
Donna Sabella:
Canto politico il cui ritornello riprende un brano del 1400 raccolto a Salerno. Il testo si riferisce alla sventurata isabella, moglie di Renato d’Angiò che oppose l’ultima resistenza all’occupazione aragonese. Il ricordo è legato ad un mitico buon governo angioino.
Italiella:
Nel carnevale del 1868 uscì per le strade di Napoli un particolare carro detto “de la sfrantumazione”. Su tale carro era visibile una Colombina con gonna tricolore circondata da una turba di Pulcinella laceri e scalzi che cantavano strofe dense di ironia alla condizione di una Napoli conquistata e non unita alla monarchia sabauda.
Madonna fance chiovere:
canto dal ritmo ossessivo che scandisce la disperata invocazione di un impossibile miracolo che spezzi il giogo immutevole dei cicli della natura e del potere costituito.
Sovietica vesuvianità:
Inno alla libertà. Il vento, il mare e la terra elementi per combattere la violenza del potere costituito e imposto: la Chiesa, l’esercito e la monarchia.
Kalì nifta:
Serenata forse importata dai soldati grecanici dalla Grecia durante la seconda guerra mondiale. La lingua, ancora usata nei nove comuni appartenenti all’isola linguistica detta Grecia salentina, è il grico, forma di greco che risale con buona probabilità al periodo bizantino.
Fimmine fimmine:
E’ in assoluto il canto più conosciuto del Salento. E’ un canto di lavoro e di denuncia delle condizioni delle tabacchine, categoria di lavoratrici molto attiva e combattiva. Sin dal 1925 si ha notizia di una manifestazione contro lo sfruttamento avvenuta nella piazza di Trepuzzi. In pieno fascismo oltre 500 tabacchine sfilarono per il paese protestando.
Canto allo scugnizzo:
Inno alla figura dello scugnizzo: l’eroe delle quattro giornate di Napoli.
Quanno fernesce ’a guerra:
L’idea della pace per ritornare alle strade, alle case, alla vita. Il canto e la fantasia per riprendersi la libertà di tornare a sognare.
Uno doje e tre:
Canto di denuncia. Il canto per le classi subalterne è servito a maturare consapevolezza e partecipazione emotiva.
Maddalena:
L’arte di saper cogliere le piccole gioie, la semplicità, il saper ascoltare e darsi.
Nascette miez’’o mare:
E’ la storia di Napoli: dalle sofferenze più antiche fino al fascismo, la guerra, i saccheggiatori-invasori di ieri e di oggi.
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